Le grandi che vincono (tutte, e non capitava da tempo). La prodezza che diventa manifesto (il gol di tacco di Pio Esposito). I giovani esordienti che salgono alla ribalta (Romano del Cagliari e Cissè del Milan, entrambi classe 2006) e magari danno una speranza al nostro calcio. L’allenatore che vince ma «sbrocca» perché vuole un nuovo attaccante (Spalletti su Kolo Muani) e adesso rischia di perdere a lungo Yildiz per infortunio. E infine le polemiche arbitrali legate soprattutto alla prima rete del Napoli col Genoa.
Bentornata serie A, viene da dire, se il primo turno di campionato regala già tante immagini per il libro delle fotografie della stagione.
Fischi e fischietti
Il caso De Bruyne-Vasquez tiene banco da sabato sera. Fallo o no la spinta del giocatore del Napoli su quello del Genoa? Per Orsato, nuovo designatore degli arbitri, no. Quindi Di Bello ha fatto bene a non fischiare e il Var a non richiamarlo. Fa parte delle nuove direttive volute dall’alto. Ok, basta saperlo.
Il punto però è un altro: ciò che non è considerato fallo alla prima giornata (per inciso, per me lo è...), dovrà essere tale fino alla 38esima, senza interpretazioni diverse o «deviazioni» rispetto alla strada che si è deciso di prendere. Altrimenti le lamentele del Genoa a fine partita avranno tutto il diritto di essere tirate nuovamente fuori. Il nuovo corso arbitrale passa da una linearità nelle decisioni, più che da un errore in più o in meno.
Pensieri

Domenica non avremmo voluto essere nei panni di Kolo Muani. Ok, la sua Juventus ha vinto, ma lui a Frosinone è stato grande protagonista fuori dal campo, non dentro. Lì infatti si è mangiato una rete che la Gialappa’s ci avrebbe fatto una puntata di «Mai dire gol», poi è stato tirato in ballo da Spalletti. «Se non gioca da due anni un motivo ci sarà», le parole al «miele» del tecnico bianconero, che già ha fatto capire di volere un nuovo attaccante e a maggior ragione lo reclamerà dopo l’infortunio di Yildiz: problema a un piede, possibile l’intervento chirurgico e uno stop di almeno due mesi.
Segnali&sorrisi

Bello quello che arriva da Pio Esposito soprattutto per la Nazionale e per Roberto Mancini. La sua prestazione contro il Monza va oltre il gol, sia chiaro, ma quella perla di tacco «alla Bettega» è ossigeno per un’Italia che deve, per forza, ripartire. Il ragazzo che ormai consideriamo bresciano non è più solo potenza fisica: è classe, istinto, voglia di trasformare in occasione prima e rete poi qualsiasi pallone passi dai suoi piedi. Se resterà su questi livelli, sarà difficile per Chivu lasciarlo fuori, ma è anche vero che gli impegni non mancano nel calendario dei nerazzurri.

E se Mancini può avere in Esposito una sicurezza, guarda con interesse ad Alessandro Romano. È lui, 20 anni, ad aver regalato la vittoria al Cagliari e il ct della Nazionale domenica era al Tardini anche per il giovane centrocampista. Nato in Svizzera e già protagonista nelle rappresentative giovanili elvetiche, può ancora però decidere se giocare o meno per l’Italia maggiore, avendo doppia cittadinanza.
«Non è la mia priorità, davanti c’è il Cagliari», le sue parole, ma per il malandato calcio italiano che lui sia o meno azzurro una priorità invece lo è.
Sempre domenica sera i riflettori (anche quelli di Mancini) si sono accesi pure su Alphadjo Cissé, 2006 come Romano, passato dal Catanzaro all’esordio con gol in serie A col Milan. I suoi genitori sono della Guinea, lui è nato in Italia e italiano si sente al 100%. A Cissè non va nemmeno chiesto se la sua priorità sia vestire o meno l’azzurro: lo ha già fatto con le giovanili, non vede l’ora di poterlo fare con i «grandi».
Il trequartista, protagonista in Calabria col Catanzaro, lo scorso inverno doveva andare in Olanda, al Psv. Il Milan lo ha strappato alla concorrenza all’ultimo minuto e gli ha fatto concludere la stagione in B. Poi è stato aggregato alla prima squadra quasi per fare numero. Non così per Amorim, che gli ha concesso spazio nelle amichevoli estive (gol contro lo United) e poi a Torino. Lui ringrazia, sorride e se la gioca.




